Nasco a Reggio Emilia negli anni '70, all'inizio. Cresco nel quartiere "ospizio" tra i nonni, la parrocchia catto-comunista, i matti finalmente liberati dalla legge Basaglia, i bambini, le grandi partite a nascondino che poi finiscono a guardie e ladri, la biblioteca di quartiere, la tv con le prove tecniche di trasmissione, il bottegaio Enghel che ci regala le caramelle, la via Emilia, le strisce pedonali da attraversare solo quando passa il treno che tutto il traffico e' fermo, i palazzoni, il campo di marte, piazza Zara.

Dell'asilo e delle elementari ho un gran ricordo, grandi maestri, grandi lezioni di severità, uguaglianza e comprensione. Delle medie e delle superiori un pessimo ricordo, tutti nervosi, tutti distanti, tutti già annoiati.

Io cerco. Non so bene cosa, ma sto in attesa. Ed ecco che nell' 89 sento al telegiornale l'annuncio della morte di Salvador Dalì. Presa dall'ardore adolescenziale, mi faccio travolgere prima dallo sconforto, perchè non so chi sia, e poi dallo spirito di ricerca, la biblioteca ormai è una seconda casa, visto che internet non c'è...

Così inizia il mio interesse per il mondo dell'arte, nessuna vocazione precoce, ma una notizia captata da un radar acceso. Da-lì, Bologna, il DAMS, storia dell'arte e la scoperta delle "nuove tecnologie", la tesi sull'interattività, il corso europeo Interscena, gli esperimenti al Castello Pasquini e Fabbrica Europa. Mi trasferisco a Padova, inizio a lavorare con il video. Mi piacciono le persone e le emozioni, collaboro con compagnie teatrali, associazioni che lavorano col "sociale", incontro diversi amici con cui realizzo documentari, cortometraggi. Continuo a cercare.
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